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Indonesia

Flores e Comodo

A causa della sua origine vulcanica, Flores, presenta un territorio aspro e montuoso con circa 14 vulcani tuttora attivi; inoltre l’isola è situata in una delle zone più sismiche del mondo con frequenti movimenti tellurici. Questa sua conformazione sommata alle forti piogge del periodo monsonico, che va da novembre a marzo, rende difficile la costruzione e la manutenzione delle vie di comunicazione. Il periodo monsonico va da novembre a marzo con piogge molto intense soprattutto nella parte occidentale. La popolazione di Flores è molto affabile e cordiale; i loro tratti somatici, come del resto anche il territorio, sono più simili all’Australia che al resto dell’Indonesia tropicale. Le difficoltà di comunicazione viaria hanno contribuito a diversificare le varie culture all’interno dell’isola; infatti la popolazione è divisa in cinque gruppi culturali e linguistici diversi. Nell’area circostante Ruteng abbiamo i Manggarai, a sud ovest nei pressi di Bajawa troviamo l’interessantissima etnia Ngada, ad Ende la popolazione Lio, i Sikkanese a Maumere e i Lamaholot nella zona di Larantuka. Da quando Flores fu scoperta dai portoghesi, i frati domenicani prima e i gesuiti olandesi poi, si sono dedicati all’evangelizzazione di queste popolazioni costruendo numerose missioni nell’isola. Da allora nell’isola prevale la religione cattolica (circa l’85%), che nel tempo si è sovrapposta alle preesistenti tradizioni di origine animistica. Flores deve il suo nome ai portoghesi che soprannominarono il suo promontorio più orientale “Cabo das Flores”. Gli europei arrivarono qui probabilmente intorno al 1550 e i portoghesi, che già trafficavano legno di sandalo con Timor, sbarcarono sull’isola. Da quel momento i frati domenicani fondarono varie missioni e convertirono, nonostante i sovrani islamici locali, diverse migliaia di abitanti. Più avanti nel XVII secolo furono gli olandesi, con la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, ad impadronirsi dell’isola. Nel 1850 acquistarono le ultime postazioni dai portoghesi e fino ai primi anni del ‘900 furono costretti a fronteggiare diverse guerre interne e rivolte fra le tribù locali fino a quando, nel 1907, una dura attività militare mise definitivamente sotto controllo gran parte della popolazione centrali e occidentali. Attualmente Flores fa parte dell’arcipelago di Nusa Tengara ed appartiene alla provincia Est quella che comprende anche Sumba, Timor e alcune isole minori. Per l’Indonesia gli ultimi anni sono stati un periodo di grande instabilità politica con violenze scontri in molte delle isole dell’arcipelago. Probabilmente Flores è una delle poche che non è stata toccata da tali disordini. Sarà bene comunque, prima della partenza, contattare il nostro Ministero degli Esteri per avere notizie le più recenti possibili. La principale attività artigianale è una particolare tessitura chiamata ikat, eseguita in stili e colori differenti a seconda dei villaggi. Anche qui, come in molte parti dell’Indonesia è molto forte la passione per i combattimenti tra galli e recentemente si sta verificando un progressivo aumento del flusso turistico anche se è ancora nulla rispetto a Bali o addirittura a Lombok. A causa delle forti piogge durante il periodo monsonico, (novembre maggio) e’ consigliabile effettuare il viaggio in estate nei mesi compresi tra maggio e settembre. Le principali località di Flores sono raggiungibili con voli giornalieri delle linee interne indonesiane. Vi sono anche corse regolari di traghetti tra Sumbawa e LabuhanBajo e tra Timor e Larantuka.Per muoversi all’interno dell’isola ci si può servire di autobus locali che attraversano la cosiddetta “Trans Flores Highway”, una strada che per circa settecento chilometri ci offre scenari fantastici, ma che purtroppo è spesso impraticabile. E’ una avventura indimenticabile percorrerla da LabuhanBajo a Larantuka. E’ comunque possibile optare per un volo della Merpati che collega LabuhanBajo ad Ende, piccolo centro situato al centro dell’isola. Una interessante alternativa è rappresentata dai diversi tipi di imbarcazione, spesso piccoli e affollati, che con frequenza variabile navigano lungo le coste di Flores. Sono necessari 7/8 giorni per una visita dell’isola comprendendo il parco di Komodo, l’escursione al Keli Mutu, la vista a qualche villaggio Ngada e una breve escursione nel sud dell’isola.Il costo di un viaggio in Indonesia dipende non solo dal grado di comodità che ci si vuole concedere, ma anche dalle regioni che si intendono visitare perché alcune zone del Paese sono molto più care di altre. Per il viaggiatore indipendente: pernottamento a basso costo 2-5 dollari; pernottamento medio 5-20 dollari; pasto a basso costo 1-2 dollari; pasto medio 2-5 dollari. Le isole del parco di Komodo sono pressoché disabitate, fatta eccezione per Komodo stessa dove si può alloggiare e mangiare presso le guardie forestali a Loho Liang. A Labuhanbajo si può trovare alloggio in un paio di losmen accoglienti ma senza troppe pretese oppure in alcuni nuovi alberghi di media categoria che sono stati da poco aperti. A Moni (Keli Mutu) sono sorte ormai diverse pensioni che si fanno concorrenza tra loro con tariffe simili. A Labuhanbajo si possono trovare diversi ristoranti che offrono specialità marinare a prezzi ragionevoli; in alternativa ci sono i ristoranti di un paio di alberghi.LabuanBajo si trova all’estremità ovest di Flores, piccolo porto costruito in una baia riparata dalla violenza dell’oceano. Questo villaggio è l’esatta antitesi di Bali con pochissimi turisti ed un’atmosfera cordiale e serena. A LabuhanBajo è possibile affittare imbarcazioni per effettuare escursioni nelle meravigliose ed isolate spiagge dei dintorni, e soprattutto per raggiungere il parco nazionale di Komodo, l’isola degli ultimi draghi.Un’altra escursione consigliata è quella al Keli Mutu, un vulcano ormai spento che offre uno spettacolo della natura a dir poco eccezionale. Infatti alla sommità del vulcano, ad un’altitudine di circa 1600 metri, si trovano tre laghi di colore differente, attualmente, turchese, verde oliva e nero. Non solo sono di tre colori diversi, ma il loro colore è cambiato più volte con il passare del tempo. Infatti negli anni trenta i colori erano quelli di oggi, all’inizio degli anni sessanta erano diventati blu, marrone rossiccio e caffelatte, e fino a qualche anno fa erano blu, bordò e nero. Nessuno sa ancora spiegare il motivo di questa differente colorazione, e del perché vari nel tempo, si suppone solo che sia dovuta ai diversi minerali disciolti nelle acque. Per godere appieno di questo scenario davvero “dell’altro mondo”, si consiglia di andarci all’alba prima che le nuvole ne impediscano la visione.Il Keli Mutu si trova al centro dell’isola, a circa 50 chilometri da Ende. Generalmente si prende come base di partenza il villaggio di Moni il quale è provvisto di losmen. La distanza che separa Moni dalla sommità del Kelimutu è di circa 14 chilometri, che sono percorribili a piedi in circa tre ore, a cavallo, oppure affittando una moto, un bemo o una jeep, chiaramente spendendo un po’ di più. Quello che rende particolarmente interessante, ancora oggi, gli Ngada è la conservazione totale delle pratiche e dei credi animisti. Il loro quasi completo isolamento, ha permesso di mantenere pressoché intatti i loro riti relativi alla fertilità della terra, ai matrimoni, alle nascite, alle morti e alle costruzioni di nuove case. Gli Ngada abitano le terre che vanno dalle zone sottostanti l’altopiano di Bajawa fino ai piedi del monte Inerie. I simboli che distinguono questa popolazione sono ngadhu e bhaga. Il primo è costituito da pali di legno intagliati sovrastati da un tetto di paglia ed è un simbolo maschile, mentre l’altro è la riproduzione di una casa in miniatura ed è un simbolo femminile, entrambi rappresentano il culto di questo popolo per gli antenati. Generalmente sono posti al centro dell’unica via che attraversa il villaggio, la quale è delimitata dalle loro abitazioni, palafitte con alti tetti di paglia. Questa popolazione crede di essere originaria di Giava, e di essersi stabilita qui circa tre secoli fa’, ma diverse strutture in pietra presenti nei villaggi ricordano esemplari simili ritrovati in altre isole dell’Indonesia, in Malesia e in Laos. Il tratto comune sembra discendere dalla cultura Dongson sviluppatasi nel sud della Cina ed in Vietnam all’incirca duemilasettecento anni fa e poi trasmigrata in Indonesia portando, tra le altre cose, la pratica diffusa di erigere questo tipo di monoliti. Bena è il villaggio Ngada più interessante e tradizionale, qui si tiene il maggior festival della regione chiamato Reba, tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. Durante i sei giorni di cerimonie hanno luogo danze, canti e sacrifici di bufali. La piccola cittadina di Bajawa è un ottimo punto di partenza per visitare Bena e gli altri villaggi Ngada, tutti situati nel giro di circa trenta chilometri e facilmente raggiungibili affittando un bemo. Inoltre in questa cittadina è possibile trovare cibo e alloggio nei losmen locali. Bajawa è raggiungibile sia da Ende che da Ruteng in autobus. Il Parco Nazionale di Komodo E’ formato da tre isole, Komodo, Padar e Rinca, dalla conformazione collinosa e dall’aspetto secco e desolato, ma le loro solitarie spiagge rosa sono senza dubbio tra le piu incantevoli di tutta l’Indonesia. Qui e’ possibile vedere gli ultimi esemplari di varano gigante, un grosso lucertolone dall’aspetto preistorico e per nulla rassicurante. I varani sono lunghi circa 3 metri e il loro peso supera i 100 chilogrammi; hanno un corpo massiccio con quattro potenti zampe, una coda lunga e minacciosa che può essere usata come una frusta. Ma le armi più pericolose di cui dispongono sono le forti mascelle e i denti affilatissimi con cui straziano le loro prede. I varani sono fisicamente molto attivi quando il sole è a picco e il loro habitat è ben caldo, si cibano di molti animali, dagli insetti agli uccelli, rane, maiali selvatici e cervi. Questo grosso rettile è quasi completamente sordo ma in compenso ha sviluppato un ottimo olfatto. Il varano, che oggi è considerato specie protetta, è ritenuto piuttosto pericoloso, ed è pertanto sconsigliabile aggirarsi da soli nelle valli centrali di Komodo alla ricerca del “dragone”. Il modo più diretto per arrivare a Komodo e’ affittare un’imbarcazione a LabuhanBajo nell’isola di Flores e navigare per circa quattro ore in uno dei mari più belli dell’arcipelago. Si può raggiungere questa isola anche da Sape (isola di Sumbawa) con 10 ore di navigazione, oppure se si sta soggiornando a Bali, è possibile farsi organizzare un’escursione di 3-4 giorni dalle numerose agenzie turistiche locali. Per visitare il parco è meglio rivolgersi alle guardie forestali sull’isola di Komodo che organizzano brevi trekking per poter osservare i varani da vicino, attirandoli con esche costituite da capre vive.

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