S.Tome Prince
Il Paese
Le due isole sono di origine vulcanica e al loro centro hanno altopiani vulcanici dai quali numerosi corsi d’acqua scorrono fino al mare. La loro superficie, di poco superiore a quella della città di New York, si estende al sole della Bight of Biafra, a nord dell’equatore. Le foreste pluviali erano fitte in tutte due le isole fino a quando i Portoghesi arrivarono e crearono le piantagioni di zucchero e cacao, ma ci sono tuttora zone di fitta vegetazione locale. Più dell’80% della popolazione vive sull’isola di São Tomé, dove la foresta occupa ancora il 75% del territorio. La flora e la fauna sono simili a quelle della vicina Guinea Equatoriale, nel continente, anche se ci sono diverse specie endemiche. Le isole sono soggette a siccità ed erosione del terreno dovuta alla distruzione delle foreste.Le isole divennero i maggiori produttori di zucchero del mondo poco dopo che i Portoghesi fondarono la città di São Tomé nel 1485. I Portoghesi portarono schiavi dal continente per lavorare nelle piantagioni, ma il boom dello zucchero fu breve e, nel 1530, una rivolta degli schiavi spaventò i proprietari delle piantagioni, che si trasferirono in Brasile. Ma la schiavitù rimase la colonna portante dell’economia della colonia, e le piantagioni di caffè e di cacao costituite nel XVIII e XIX secolo continuarono a dipendere interamente dal lavoro degli schiavi. Anche quando nel 1875 la schiavitù fu abolita nella colonia, i Portoghesi la sostituirono con un sistema di lavoro forzato con stipendi minimi. Il Portogallo integrò la forza lavoro delle piantagioni con deportati da Capo Verde, Angola e Mozambico, che si opposero ai Portoghesi in numerose occasioni, nel tentativo di ottenere la libertà. Nel 1905 la comunità internazionale impose un embargo a causa della schiavitù che veniva ancora realmente praticata sull’isola e, di conseguenza, il commercio del cacao ebbe un certo declino. Durante il XX secolo il Portogallo continuò a reprimere opposizioni e rivolte con accanimento. Il peggiore episodio fu il famoso massacro del 1953, quando più di 1000 forros (i discendenti degli schiavi liberati) che si rifiutarono di lavorare nelle piantagioni furono uccisi dalle truppe portoghesi. Quando, nel 1974, il regime fascista portoghese cadde, vi fu un ammutinamento da parte delle truppe di colore in São Tomé e le autorità coloniali furono finalmente costrette a scendere a patti con il movimento di liberazione. Nel dicembre del 1974 venne costituito un governo di transizione e la colonia dichiarò l’indipendenza nel luglio dell’anno seguente. Ormai quasi tutti i Portoghesi avevano lasciato il paese, portando le loro conoscenze e i loro capitali con sé. Il Portogallo abbandonò la nuova nazione lasciando un tasso di analfabetismo del 90%, nessun lavoratore specializzato, molte piantagioni abbandonate e un unico medico. Il nuovo presidente, Manual Pinto da Costa, era un moderato, ma dovendo affrontare una crisi economica e le pressioni dei membri più radicali del suo governo, cominciò ad applicare uno strumento di tortura con cui si schiacciano i pollici. La maggior parte delle piantagioni fu nazionalizzata e il governo emanò delle leggi che proibivano a chiunque di possedere più di 100 ettari di terreno. Vennero create delle milizie atte ad operare sui luoghi di lavoro e nei villaggi e il paese cominciò a contare sul supporto dell’Angola. Mentre l’economia rimase strettamente legata all’Europa occidentale, il governo entrò in stretto contatto con il blocco comunista. Furono spesso avvistate navi e aerei non identificati nelle acque territoriali e nei cieli di São Tomé e, dato che molti capi dell’opposizione erano in esilio in Gabon , sembrò che un’invasione fosse imminente. Nel 1978 1000 truppe dell’Angola vennero trasferite sulle isole per aumentare il numero dei consiglieri cubani e angolani che già erano lì, ma la temuta invasione non arrivò mai. Dopo la caduta del comunismo in Europa, São Tomé si aprì maggiormente verso l’Occidente e nel 1991 vi furono le prime elezioni pluripartitiche. Miguel Trovoada, che era stato precedentemente in esilio, fu eletto presidente nel maggio di quell’anno. Il suo Partito Democratico d’Azione per l’Indipendenza perse molto terreno alle elezioni del luglio 1996, ma fu eletto per altri cinque anni.
