Libia
Il Paese
Il territorio libico, chiuso entro confini rettilinei politici ma non morfologici, confina a N con il Mar Mediterraneo per 900 km, a O con Algeria e Tunisia, a S con il Ciad e il Niger, a S-E con il Sudan e a E con l’Egitto. Il Paese è in gran parte occupato dal Sahara. Sabbioso o ghiaioso a est deserto Calanscio arido e roccioso a sud- ovest Murzuk e Ubari, desertico nel Fezzan, solo lungo la costa mediterranea presenta rilievi collinari Jebel Akhdar e brevi, fertili pianure comr quella di Jefara. All’estremo sud si innalzano i monti Tibesti con 3000 m e l’altopiano del Tassili con 1000 m. In Libia non vi sono fiumi permanenti, ma solamente uadi a carattere stagionale. All’interno compaiono alcune oasi: quelle di Kufra e di Sebha sono le maggiori.In epoca storica, intorno al 1000 a. C., i Fenici sbarcarono sulle coste libiche fondando Sabratha, Oea (Tripoli), Leptis Magna, Macomades-Euphranta e Charax. Più tardi, nel 630 a.C., giunsero i Greci che fondarono Cirene e altre città nella regione che prese il nome di Cirenaica ed ebbe un fiorente sviluppo fino all’arrivo dei Romani a seguito della distruzione di Cartagine. Durante la Dominazione romana la regione prosperò e si svilupparono centri periferici come Leptis Magna, città che darà a Roma addirittura un imperatore, Settimio Severo (193 d.C.). Invasa dai Vandali e più tardi soggetta al dominio bizantino, nel VII sec. anche Tripoli fu conquistata dai musulmani. Fonte di arricchimento furono le attività illecite dei pirati che per secoli furono il terrore delle navi europee che navigavano nel Mediterraneo e che scomparvero definitivamente solo nel 1830. Retto da una serie di sovrani che non favorirono un’effettiva coesione politica e nazionale, il Paese raggiunse una parvenza di autonomia nel 1711 quando Ahmed Karamanli fondò una dinastia che durò fino al 1835. Nel 1911, dopo una breve guerra, la Libia passò sotto la dominazione dell’Italia. Si proclamò Stato indipendente nel 1951: al trono salì re Idris, sovrano senusso della Cirenaica. Nel 1969, con un colpo di stato militare, l’anziano re fu deposto e al potere andò il colonnello Muammar Gheddafi, che ribattezzò il Paese “Jamahirija libico del popolo socialista” configurandolo sempre più come polo nevralgico di un panarabismo radicale.La Libia è una Repubblica socialista popolare. Nel Paese vige un sistema di governo popolare diretto, istituito dopo la riforma costituzionale del 1977, i cui organismi culminano nel Congresso Generale del Popolo e in un Segretariato generale composto da 5 membri e presieduto dal Capo dello Stato che però , formalmente, non esiste. Gheddafi, che in precedenza ricoprì la carica di presidente, adottò poi il titolo di Capo della Rivoluzione; di fatto Gheddafi detiene le reali leve del potere da più di 25 anni. Le posizioni politiche del colonnello Gheddafi, se da un lato ottennero consensi, dall’altro suscitarono opposizione anche tra i regimi arabi. Attualmente la Libia cerca di uscire da una situazione di isolamento provocata dall’embargo ordinato dall’ONU dopo l’abbattimento di un aereo americano nei cieli di Lockerbie (1992). Nonostante questa situazione abbia provocato grossi problemi interni, Gheddafi gode nel Paese ancora di ampio favore, soprattutto fra i giovani. Nell’aprile 1999 l’embargo aereo imposto dagli Stati Uniti contro la Libia è stato revocato grazie ai buoni uffici del Vaticano e ciò ha permesso una ripresa dei rapporti del Paese con i Paesi occidentali. Gheddafi, dal canto suo, cerca ora di cancellare l’immagine di un leader nazionalista e terrorista partendo anche da piccole cose: non più Colonnello, non più Rais (Capo) ma semplicemente al-Qaid, una Guida che vuole un Paese pacificato. Il futuro politico della Libia dipende dalla capacità che egli avrà di por fine agli effetti delle sanzioni e di equilibrare il malcontento esistente sia tra i militari che nel mondo del lavoro.L’attuale prosperità del Paese, poverissimo per secoli della sua storia, è legata alla scoperta nel dopoguerra, ad opera di compagnie petrolifere straniere, dei ricchi giacimenti di petrolio della Cirenaica e della Sirtica. Il petrolio rappresenta il 90% delle entrate statali e le riserve accertate ammontano a 30 miliardi di barili. L’industria petrolifera è legata alla riorganizzazione portuale delle principali città costiere e dei porti mediterranei di Es Sidra, Ras Lanuf e Marsa Brega. Altre risorse estrattive sono quelle del sale e della soda nel Fezzan. Improduttivo per il 94% del totale, il suolo libico produce orzo, frumento, agrumi, olivi, datteri, tabacco, uva, pomodori; l’allevamento è affidato essenzialmente ai nomadi. Vengono incoraggiati l’industria e il turismo, quest’ultimo affidato ad Aicha Gheddafi, figlia del Presidente.La maggioranza della popolazione è arabo-berbera, discendente cioè dalla primitiva popolazione berbera linguisticamente arabizzata. Altri elementi etnici sono i Cologli discendenti dadonne indigene e giannizzeri turchi, Ebrei e Africani sub-sahariani. A sud, soprattutto nei dintorni di Ghat, risiedono vaste comunità di Tuareg. A causa della conformazione del territorio, la popolazione si concentra lungo il più ospitale litorale mediterraneo: nelle città della costa, soprattutto a Tripoli e Bengasi, risiede il 90% degli abitanti la metà dei quali ha meno di 15 anni. Considerando che la Libia ha un incremento annuo del 3-4%, la popolazione dovrebbe attualmente ammontare a circa 5.500.000 abitanti.
