Gambia
Il Paese
Il paese è completamente circondato dal Senegal. Il paesaggio è così pianeggiante che il dislivello del serpeggiante fiume Gambia, nel corso dei suoi 450 km, varia di soli 10 m. L’habitat del fiume è facilmente diviso in due zone principali, estuario e acqua dolce, che a loro volta determinano in gran parte il tipo di flora circostante. Durante la stagione secca da novembre a giugno l’acqua salata si insinua per circa 150 km verso la sorgente e arriva fino a Kantaur. Al fondo dell’estuario le mangrovie dominano le rive del fiume, con grandi canneti nella zona interna, mentre dove l’acqua è dolce le sponde sono fiancheggiate da foreste che formano una sorta di galleria. Lontano dal fiume la posizione del Gambia nel Sahel meridionale, una regione semi-arida a sud del deserto del Sahara, fa sì che la vegetazione naturale si limiti più o meno a secca prateria e aperta savana. Nel Gambia è stata registrata la presenza di più di 600 specie di volatili; si tratta di una concentrazione decisamente notevole per un paese così piccolo. La Riserva Naturale di Abuko è il posto migliore nelle vicinanze di Banjul per osservare un gran numero di specie ornitologiche; tuttavia, il paese ospita altri cinque parchi nazionali e riserve dove la fauna è ugualmente ricca. La riserva ornitologica di Tanji, sulla costa, è un importante punto di sosta per gli uccelli migratori, in particolare per i volatili acquatici che giungono in Gambia ogni inverno in gran numero dall’Europa. Il parco nazionale di Abuko e quello del fiume Gambia sono le riserve ideali da visitare per vedere scimmie e scimpanzè.Nel lontano 500 d.C., i villaggi basavano il proprio sostentamento sull’agricoltura e la conoscenza del ferro era già stata introdotta dalla regione dell’Africa occidentale. Durante il primo millennio gli scambi commerciali cominciarono significativamente a fiorire tra le regioni a nord e a sud del Sahara. Nel XIV secolo l’impero del Mali (fondato da Sundiata Keita, capo del popolo Malinké) si estendeva dalla zona della costa atlantica che oggi appartiene al Gambia e al Senegal fino al Niger e alla Nigeria. Questo vasto impero controllava quasi tutto il commercio che avveniva tra una parte e l’altra del Sahara. I numerosi contatti con i governanti dei paesi arabi del nord portarono i capi del Mali ad abbracciare con grande entusiasmo la fede islamica. A metà del XV secolo l’impero Mali continuava ancora a guadagnare influenza e un gruppo di Malinké emigrò nella valle del fiume Gambia, introducendovi la religione islamica. Divennero in seguito noti con il nome di Mandinka. All’inizio del XV secolo il principe Enrico di Portogallo iniziò a incoraggiare la navigazione lungo la costa occidentale africana, nella speranza di aggirare la supremazia arabo-musulmana del commercio transahariano dell’oro, che a quel tempo era il fiore all’occhiello delle finanze portoghesi. Il primo contatto del paese con gli Europei avvenne nel 1456, quando questi navigatori approdarono sull’isola James, situata a circa 30 km dal mare verso la sorgente del fiume. Pur non creando alcun insediamento, i Portoghesi mantennero il monopolio del commercio lungo la costa occidentale dell’Africa durante tutto il XVI secolo. Nei loro snodi commerciali sale, ferro, vasellame, armi da fuoco e polvere da sparo venivano scambiati con avorio, ebano, cera d’api, oro e schiavi. Si pensa che il nome del fiume Gambia derivi dalla parola portoghese cambio (’scambio’, ovvero ‘commercio’). Nel 1530 il Portogallo aveva ormai fondato diversi insediamenti in Brasile, e nei settanta anni successivi le fiorenti attività commerciali con questo paese portarono a una grande richiesta di lavoratori, che i Portoghesi cominciarono a importare dall’Africa occidentale. Sebbene la schiavitù esistesse in Africa già da diversi secoli, i Portoghesi svilupparono il commercio degli schiavi in grande scala e ne mantennero un effettivo monopolio fino alla seconda metà del XVI secolo, quando sopraggiunsero gli Inglesi. Nel 1650 i Portoghesi erano stati largamente soppiantati dai Francesi e dagli Inglesi. Il primo insediamento europeo in Gambia fu quello dei popoli germanici provenienti dal Baltico, che, nel 1651, costruirono un forte sull’isola James. Dieci anni dopo essi furono scacciati dagli Inglesi, a loro volta minacciati dalle navi francesi, dai pirati e dai re del continente africano. Fort James perse il suo ruolo strategico allorché vennero costruiti nuovi forti a Barra e Bathurst (l’odierna Banjul), alla foce del fiume Gambia; questi forti si trovavano in una posizione migliore per il controllo del movimento delle navi. Tuttavia, Fort James continuò a essere utilizzato come punto per la raccolta degli schiavi fino all’abolizione della tratta. Nel 1820 la Gran Bretagna dichiarò il fiume Gambia un protettorato inglese e per molti anni lo governò dalla Sierra Leone. Nel 1886 il Gambia divenne una colonia reale e, l’anno seguente, la Francia e la Gran Bretagna tracciarono i confini tra il Senegal (al tempo colonia francese) e il Gambia. Con l’avvicinarsi dell’abolizione della schiavitù, gli Inglesi si videro costretti a trovare un’altra fonte di ricchezza per mantenere il neonato protettorato; decisero pertanto di creare delle piantagioni di arachidi lungo il corso del fiume. Le arachidi raccolte venivano spremute per fare l’olio, esportato in Europa e utilizzato nella preparazione di alimenti. Negli anni Cinquanta la produzione di arachidi del paese è stata ulteriormente aumentata per cercare di accrescere i guadagni dell’esportazione e risollevare il paese dal punto di vista economico. Oggi l’olio di arachidi continua a essere il prodotto principale del Gambia e del Senegal. Nel 1965 il Gambia ottenne la propria indipendenza (anche se la regina Elisabetta II rimase il capo di stato ufficiale del paese) e, senza un motivo preciso, il nome del paese acquisì l’articolo determinativo che mantiene tuttora. Più o meno nello stesso periodo si verificarono due avvenimenti che contribuirono a risollevare le sorti del paese e lo condussero perfino a prosperare. Nel decennio successivo alla dichiarazione d’indipendenza del paese il prezzo delle arachidi aumentò considerevolmente in tutto il mondo, facendo lievitare il PIL del Gambia di quasi tre volte. Oltre a ciò, il Gambia divenne una località turistica di una certa levatura, fatto che produce oggi effetti di ancor maggiore risonanza. La crescita economica si tradusse in un clima di sicurezza politica e nel 1970 il Gambia divenne una repubblica indipendente a tutti gli effetti. Tuttavia, negli anni Ottanta un periodo di crisi coincise con il calo improvviso del prezzo delle arachidi, mentre il governo del presidente Dawda Jawara fece ben poco per cercare di diversificare l’economia. Diversi tentativi di colpi di stato furono sventati grazie all’aiuto delle truppe del Senegal, che vennero unite a quelle del Gambia nel 1982 sotto il nome di Confederazione Senegambiana; nel frattempo il presidente Jawara rilasciava alcune dichiarazioni non ufficiali riguardo a una possibile unione dei due paesi (Senegambia). Nel 1989 la confederazione fu sciolta ed entrambi i paesi imposero severe restrizioni sui confini. La situazione di tensione si trascinò fino agli anni Novanta e nel luglio 1994 una protesta dei soldati sul ritardo delle paghe si trasformò in un colpo di stato condotto da un giovane luogotenente, Yahya Jammeh, apparso in pubblico con uniformi da combattimento e occhiali scuri da sole (un aspetto che ha contribuito ben poco a fargli conquistare la benevolenza della comunità internazionale). Con la formazione di un nuovo governo militare, Jammeh annunciò che sarebbe rimasto al potere almeno fino al 1998. Dopo aver subito le ripercussioni economiche dovute al fatto che il Ministero degli Esteri inglese dissuase energicamente i cittadini britannici dal visitare il paese, Jammeh cambiò realisticamente atteggiamento, annunciando che nel 1996 si sarebbero tenute nuove elezioni. Fu introdotta una nuova costituzione, inaugurata una seconda repubblica e Jammeh vinse chiaramente le elezioni. Nonostante le periodiche accuse di corruzione tra i membri del suo partito, Jammeh continua a rimanere al potere e ha portato un certo livello di stabilità al paese. Il turismo è tornato a essere una fonte di guadagno e le infrastrutture migliorano di anno in anno, come è evidenziato dal moderno aeroporto internazionale di Banjul. Gli abitanti del Gambia hanno grandi aspettative, ma per il governo sarà difficile mantenere tutte le promesse. All’inizio del 2000 si sono verificate alcune sommosse civili a Banjul e Brikama; le forze di sicurezza del paese sono state messe in allarme da alcune azioni violente verificatesi nelle strade della capitale. Sei persone sono morte durante una manifestazione studentesca contro la violenza della polizia degenerata in una battaglia tra i dimostranti e le forze dell’ordine. Le scuole e le università sono state temporaneamente chiuse e la polizia ha pattugliato le strade di Banjul. Recentemente, la situazione sembra essersi calmata, ma la tensione è tuttora tangibile tra la popolazione locale. Come molte tribù africane, anche i principali gruppi indigeni del Gambia hanno una struttura sociale molto stratificata, in cui lo status viene determinato al momento della nascita. In cima alla scala sociale ci sono le famiglie dei nobili e dei guerrieri, seguite dai contadini, dai commercianti e dagli artigiani che lavorano il ferro, la pelle, il legno, i tessuti. Al fondo della scala sociale degli artigiani ci sono i griots, che tuttavia sono molto rispettati, dal momento che si occupano di tramandare la tradizione orale di generazione in generazione e di solito sono gli unici in grado di raccontare la storia di una famiglia o di un villaggio. Gli schiavi occupavano il livello sociale più basso e, sebbene la schiavitù sia ormai stata abolita da tempo, molti discendenti degli schiavi continuano a lavorare la terra per conto dei padroni più ricchi.vGrande importanza è attribuita in Gambia alle forme di saluto. I Wolof e i Mandinka, per esempio, si salutano con un rituale che dura almeno mezzo minuto, cominciando con il tradizionale saluto islamico Salaam aleikum e Aleikum asalaam ‘la pace sia con te’ e ‘e la pace sia con te’. Questo è seguito da una serie di domande sulla famiglia, la vita quotidiana, il villaggio, la salute e altro della persona che si sta salutando. Le risposte, che quasi sempre sono che tutto va bene (anche per persone in punto di morte), sono spesso seguite da Al humdul’allah ‘Ringrazio il mio Dio’. Nelle città più grandi i saluti tradizionali vengono spesso sostituiti da versioni più brevi in lingua inglese o francese, ma non vengono mai dimenticati. La tradizione artistica più importante del Gambia è la musica. Per molti secoli musicisti e griots, i cantastorie, hanno mantenuto viva la tradizione dei racconti delle famiglie e dei clan, trasmettendo per alcune popolazioni quali i Wolof e i Mandinka un forte senso della storia e della propria identità. Molti griots cantano accompagnandosi con il suono della kora, una sorta di arpa, e i Mandinka sono particolarmente famosi per la loro abilità nel costruire questo strumento. Come per le altre nazioni del Sahel, la tradizione letteraria del Gambia si basa sulle storie famigliari e sui poemi epici raccontati dai griots nel corso dei secoli. In tempi recenti sono emersi alcuni scrittori contemporanei, ma il loro numero non è molto alto in confronto a quello degli scrittori degli altri paesi dell’Africa occidentale. William Conton è il romanziere più famoso del Gambia; il suo classico semi-autobiografico degli anni ‘60, dal titolo The African, ha venduto un gran numero di copie anche in molti paesi africani. Lenrie Peters è un altro autore dalla formazione simile a quella di Conton: i genitori di entrambi provenivano dalla Sierra Leone. Il suo romanzo più famoso è The Second Round; tuttavia, Peters è probabilmente più conosciuto per le sue poesie, che sono state argutamente definite ‘chirurgiche’. Tra i maggiori esponenti del panorama letterario più recente del Gambia ci sono Ebou Dibba, autore di Chaff on the Wind, e Tijan Salleh, la cui principale raccolta di poesia si intitola Kora Land.
