Warning: mysql_fetch_assoc(): supplied argument is not a valid MySQL result resource in /home/quattrov/public_html/travelgeoweb/wp-content/plugins/wp_category_posts.php on line 25
Nell’ XI secolo, l’ impero Arabo cominciò a cedere sotto la pressione delle popolazioni turche provenienti dall’Asia che si erano insediate in Anatolia. I viaggi dei mercanti che trafficavano con l’oriente si fecero via via sempre più difficili. I sovrani europei reagirono alla nuova situazione che si era creata nel Medio Oriente con una serie di spedizioni armate contro gli infedeli : le crociate. Furono soprattutto le navi delle repubbliche marinare italiane Venezia,Genova,Pisa e Amalfi a condurre i crociati in terra santa. E furono soprattutto naviganti italiani a perfezionare le rotte marittime e a disegnare le prime carte nautiche. Sulla scia delle spedizioni militari, i mercanti riprendevano i contatti con l’oriente vicino e lontano e creavano empori commerciali. All’inizio nel Duecento, sotto la guida di un capo di notevoli qualità militari e politiche, Gengis Khan, i mongoli (o tartari), nel giro di pochi anni crearono un immenso impero, esteso dalla Russia meridionale alla Cina, con capitale prima a Caracorum (città ora scomparsa, situata nei pressi dell’odierna Ulan-Bator, in Mongolia), poi a Khanbalic (Pechino). I mongoli sembravamo più disponibili a un buon rapporto con gli europei di quanto fossero i popoli islamici. Su incarico del pontefice Innocenzo IV e del re di Francia Luigi IX, partirono per l’Asia, rispettivamente nel 1245 e nel 1252, i francescani Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruck. Per vie in parte diverse, i due frati raggiunsero Caracorum. Le due spedizioni non ebbero risultati pratici sul piano politico e religioso, ma i due frati lasciarono attente descrizioni dei loro viaggi, dei luoghi raggiunti, dei popoli che li abitavano. Sulle loro orme si mossero immediatamente i mercanti: l’Europa aveva bisogno dell’Oriente, perché dalle estreme regioni dell’India, dall’Indonesia e dal Catai (la Cina) giungevano sete, gemme, spezie. Tuttavia, per i trafficanti occidentali, le comunicazioni con l’Asia via terra, erano troppo lunghe e difficili. D’altra parte, le rotte dell’Oceano Indiano erano saldamente nelle mani dei mercanti arabi. Marco Polo era un ragazzo diciassettenne nel 1271. Quell’anno il padre e lo zio, Niccolò e Matteo, mercanti veneziani, da poco rientrati da un lungo giro in Asia, partirono di nuovo per raggiungere una seconda volta la corte imperiale mongola, Marco decise di unirsi a loro. La prima spedizione di Niccolò e Matteo Polo aveva seguito l’itinerario settentrionale verso la Cina, quello più battuto dai viaggiatori, dalla Crimea, dove aveva sede un’agenzia della loro azienda commerciale, all’ Uzbekistan, nell’Asia centrale, e alla corte del Gran Khan. Nel 1271, invece, i due mercanti e Marco scelsero un percorso in gran parte sconosciuto: l’Armenia, il Caucaso, tutta la Persia, la via delle carovane che, attraverso i passi fra le immani catene montuose dell’Hindukush e del Pamir e lungo il bordo dell’immenso deserto di Gobi, penetrava nel cuore dell’ Asia centrale. Infine, dopo un viaggio di tre anni e mezzo giunsero a Khanbalic, la città del Khan , Pechino, dove i tre furono accolti con grandi onori dal Gran Khan Kubilay. Nel corso della lunga permanenza a corte, Marco Polo imparò le lingue dell’ impero, entrò a far parte del consiglio privato del Khan, svolse per conto dell’imperatore numerose missioni, ricoprì cariche importanti. Ebbe così modo di visitare regioni dove nessun europeo aveva mai messo piede, spingendosi fino al Tibet e alla penisola indocinese. Il viaggio di ritorno iniziò nel 1292, durò quasi tre anni e fu, in buona parte, via mare. I Polo costeggiarono la Cina e l’Indocina, attraversarono lo stretto di Malacca e raggiunsero l’imboccatura del Golfo Persico. Quindi via terra, attraversarono la Persia e l’Armenia, rientrando a Venezia nel 1295. Catturato dai genovesi nel corso di una battaglia, Marco Polo dettò a un compagno di prigionia i ricordi dei suoi viaggi e della sua permanenza in Asia. Ne nacque un libro che ebbe rapida diffusione in tutta Europa che, dal soprannome con cui era chiamato l’autore a Venezia, divenne noto come il Milione. L’opera riferiva racconti inverosimili, ma registrava anche tutte le notizie raccolte in Cina e nelle altre regioni visitate, ne descriveva con precisione, e per la prima volta, la geografia, forniva una mole notevole di informazioni, permettendo finalmente di aggiornare le carte tolemaiche. Tra l’altro, dava notizia dell’esistenza del Giappone (Gipangu). Dopo il ritorno e il racconto di Marco Polo, la ricerca di strade sempre più sicure per l’India e il Catai si intensificò. Le ricchezze descritte nel Milione erano un’attrazione irresistibile per mercanti e avventurieri. Le spedizioni si moltiplicarono. Alla metà del XV secolo il frate camaldolese Mauro da Murano disegnò una grande carta geografica del mondo, tenendo conto delle nuove conoscenze acquisite in tanti viaggi. Ormai l’orizzonte geografico era ben più vasto di quello delle carte tolemaiche: andava dalle Azzorre al Giappone, dalla Scandinavia all’Africa, riconosciuta come un continente circondato dall’ Oceano e quindi circumnavigabile.
Le vie dell’ Asia
La via della Persia
La via delle spezie
La via dell’India
Scritto da Paolo del Papa
04-02-2007
Fatal error: Call to undefined function travelog_single_info() in /home/quattrov/public_html/travelgeoweb/wp-content/themes/travelgeo_new/single.php on line 59
