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La ricerca del “Continente Australis”
Dopo le imprese di Magellano e di Drake che circumnavigarono il globo, le esplorazioni del Pacifico iniziarono con la scoperta della Tasmania nel 1642 dell’ olandese A. J. Tasman, che aveva iniziato a navigare nel 1632 per conto della Compagnia olandese delle Indie Orientali esplorando per un decennio il Mare delle Molucche.Nel 1642 la Compagnia aveva allestito una spedizione al comando di Tasman, per definire l’estensione e la posizione della Nuova Guinea, che si supponeva fosse una propaggine della vastissima leggendaria Terra Australe, di cui la cartografia tolemaica rinascimentale aveva riproposto l’esistenza. La spedizione era partita da Giava nell’agosto di quell’anno e, navigando nell’Oceano Indiano verso Sud e poi a Est, aveva raggiunto una terra alla quale era stato dato il nome di A. Van Diemen, governatore della Compagnia. Procedendo a Nord, gli esploratori avevano costeggiato la Nuova Zelanda ed erano giunti in vista delle Tonga da dove, volta la prora verso Nord-Ovest, erano passati a settentrione della Papuasia per fare ritorno a Giava nel giugno del 1643. Era stata un’impresa memorabile che, seppure non aveva definito la posizione della Papuasia e delle isole circostanti, aveva rivelato luoghi sin allora solo immaginati e aveva suggerito la distribuzione delle terre e dei mari nell’Oceano australe. La regione fu tuttavia dimenticata dagli Europei per oltre un secolo, fin quando non fu riscoperta da James Cook.Egli era partito una prima volta nel 1768 con la nave Endeavour e, non disponendo di un cronometro marino, aveva determinato le longitudini per mezzo delle distanze lunari. Fu tuttavia il primo esploratore a fare uso di effemeridi, ovvero il Nautical Almanac, pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1767.Rientrato in Patria nel luglio 1771, ne era ripartito esattamente un anno dopo con la Resolution e l’ Adventure per farvi ritorno nel luglio 1775, avendo in tale secondo viaggio sperimentato il cronometro costruito da Kendall sul modello del prototipo di Harrison. Riscoperse la Terra di van Diemen, ossia la Tasmania, che assunse questo nome solo intorno alla metà del XIX secolo, ed esplorò nel 1773 il gruppo di isole tra la Tasmania e l’Australia che presero il nome da Tobias Fourneaux, compagno di viaggio di Cook e comandante della Resolution .Nell’introduzione alla relazione del suo terzo viaggio si legge: His [Majesty's] ships, after bringing back victory and conquest from every quarter of the known world, were now employed in opening friendly communications with its hitherto unexplored recesses .Questo terzo viaggio iniziò nel luglio 1776 e fu descritto nella relazione in tre volumi, corredata di carte e vedute di costa, che J. Cook pubblicò a Londra nel 1785, intitolata A voyage to the Pacific Ocean undertaken by the command of His Majesty, for making Discoveries in the Northern Hemisphere. Performed under the Direction of Captains Cook, Clerke, and Gore, in His Majesty’s Ships the Resolution and Discovery in the Years 1776,1777,1778 1779 and 1780, in three volumes. Vol. I and II written by Captain James Cook, vol. III by Captain James King.All’inizio del XVIII secolo l’Inghilterra e la Francia erano impegnate nella soluzione del problema della determinazione della longitudine: in Inghilterra con il Longitude Act del 1714 fu istituito un premio cospicuo per chi avesse trovato la soluzione, ma già alla fine del Cinquecento Filippo III di Spagna aveva previsto un analogo premio che non fu assegnato, ritenendosi il telescopio inventato da Galileo nel 1606 inidoneo all’uso di bordo.I naviganti si servivano pertanto delle distanze lunari, metodo elaborato alla fine del XV secolo, e sicuramente impiegato da Amerigo Vespucci nel 1497 e dai successivi esploratori fino a James Cook, nella seconda metà del Settecento.Era quindi evidente da tempo la necessità di un cronometro marino che, regolato sull’ora di un meridiano di riferimento, consentisse la determinazione della longitudine attraverso il confronto con il tempo locale ricavato da osservazioni astronomiche.Nel 1735 John Harrison presentò a Londra il suo primo cronometro, che fu perfezionato negli anni successivi, dopo alcune sperimentazioni in navigazione. In Francia analoghe ricerche venivano condotte da studiosi diversi, finché il francese Pierre Le Roy e lo svizzero Ferdinand Berthoud a loro volta presentarono due cronometri che furono sperimentati con successo nel 1767. Per consacrarne definitivamente l’impiego generale, l’anno successivo fu armata in Francia la fregata Enjouée al comando del capitano di vascello De Tronjoly, che raggiunse Terranova e poi l’Africa, la Spagna e il Portogallo, sulla quale imbarcarono lo stesso Le Roy - affinché regolasse i suoi cronometri - e l’astronomo Cesare Francesco Cassini, perché ne verificasse l’efficacia attraverso osservazioni astronomiche.Al ritorno pubblicò il resoconto, pieno di informazioni nautiche e geografiche, dal titolo Voyage fait par ordre du Roi en 1768, M.DCC.LXX. / Avec approbation et privilege du Roi.William Bligh, futuro comandante del Bounty , nato in Cornovaglia nel 1753 e morto a Londra nel 1817 , accompagnò James Cook nel terzo viaggio nel Pacifico, con le navi Adventure e Resolution , come ufficiale di rotta di quest’ultima, sulla quale era imbarcato anche il giovanissimo George Vancouver. Bligh partecipò pertanto al rilevamento della Tasmania, di cui redasse diverse carte, e poi dello Stretto di Bering.Successivamente fu incaricato di importare l’albero del pane dalle isole del Pacifico alle Indie Occidentali con il Bounty , le cui sorti sono state immortalate dalla letteratura, ma ritentò con successo di lì a poco con la Providence . Lo accompagnava Matthew Flinders al suo primo imbarco che, all’inizio dell’Ottocento, completò il rilevamento e l’esplorazione della Tasmania.Abbandonato in mare su una scialuppa dagli ammutinati del Bounty , nel 1788 Bligh scoprì 14 minuscole isole disabitate, dalla superficie complessiva di 14 Kmq, in lat. 47°45′ S e long.179° E, alle quali attribuì il nome della nave perduta. Dopo una navigazione di circa 4000 miglia in pieno Oceano, raggiunse Timor e fu poi portato in salvo con i compagni da una nave britannica.Nove degli ammutinati del Bounty che, il 28 aprile 1789, comandati da Christian Fletcher, avevano deposto il comandante William Bligh, trovarono rifugio nell’ isola di Pitcairn, in prossimità del Tropico del Capricorno in lat. 25°03′47 S e long. 130°06′10 W. Gli altri ammutinati, invece, tornarono a Tahiti, dove qualche anno più tardi furono catturati, deportati in Patria e condannati a morte, salvo i nove che si erano resi autonomi nell’isoletta di Pitcairn, fondandovi una piccola colonia con le proprie compagne polinesiane. L’insediamento fu scoperto nel 1808, ma già allora era sopravvissuto solo John Adams, che il Comandante Beechey ritrovò, ormai ultrasessantenne, nel 1826. Egli fece infatti sosta a Pitcairn nel suo viaggio verso la Siberia, dove si sarebbe riunito con Franklin e Parry, se essi fossero riusciti a trovare il passaggio dall’Atlantico verso il Pacifico attraverso il Mare Artico.Il secolo XVIII si distingue per il numero di grandi spedizioni transoceaniche volte alla ricerca scientifica e all’esplorazione sistematica del territorio, cui si univano studiosi di discipline diverse e artisti provetti con il compito di raffigurare i luoghi visitati.Dopo la risonanza delle esplorazioni di Luis Antoine de Bougainville tra il 1767 e il 1769, di Cesare Francesco Cassini nel1768 e di James Cook in tre diverse occasioni tra il 1768 e il 1780, Jean François de Galaup de la Pérouse, ebbe da Luigi XVI l’incarico di completare l’esplorazione del Pacifico. Partì pertanto da Brest il 1° agosto 1785 con due navi - La Boussole , comandata personalmente da La Pérouse, e L’Astrolabe , al comando di Paul Fleuriot de Langue - e alcuni scienziati.La sua spedizione aveva anche lo scopo di trovare un passaggio tra il Pacifico e l’Atlantico, attraverso le sconosciute terre dell’America settentrionale. La spedizione doppiò pertanto Capo Horn, raggiunse e cartografò l’Isola di Pasqua, e poi toccò l’isola di Mowée nelle Sandwich. Risalito il Pacifico, nel giugno del 1786 la spedizione costeggiò l’America settentrionale e arrivò in Alaska, senza tuttavia trovare il passaggio. Dopo aver esplorato le coste della California, La Pérouse attraversò l’Oceano e, all’inizio dell’anno successivo, raggiunse le Filippine e visitò Manila.Proseguì poi verso il Giappone e arrivò alla penisola di Kamchatka, da dove Jean de Lesseps rientrò in Patria via terra, portando con sé i resoconti del viaggio e materiale cartografico. Fu una fortunata decisione grazie alla quale furono salvati documenti preziosi che sarebbero altrimenti andati perduti. Infatti, dopo aver visitato le Samoa e le Tonga, la Spedizione raggiunse l’Australia e poi non diede più notizie di sé: l’ultima traccia di La Pérouse e dei suoi compagni è una lettera scritta all’inizio del febbraio 1788. Nel 1827 Jules-Sébastien Dumont D’Urville, nel corso della sua seconda spedizione scientifica nel continente australe a bordo della Coquille , ritenne di aver trovato i resti del naufragio a Vanikoro, nelle isole di Santa Cruz, già segnalati da P. Dillon. Nel 1797 L. M. A. D. Millet-Mureau pubblicò la relazione del Voyage de la Pérouse atour du monde in 4 volumi e un atlante di 69 tra carte nautiche e vedute.
Fonti:
Istituto Idrografico della Marina
Biblioteca iim
reportages e bibliografia
Vie Oceani
La rotte del Pacifico
Geo Oceania
Etno Oceania
Reportages Oceania
Scritto da Paolo del Papa
04-02-2007
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