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Nella parte più orientale della penisola araba, dove si protende dall’estremità del Golfo Persico nell’Oceano Indiano dagli Emirati Arabi a nord e il Sultanato dell’Oman,
fino alla sua provincia più meridionale del Dhofar,si stende un territorio che per millenni ha avuto la stessa storia e cultura, con oltre duemila chilometri di costa e i monti che lo separano dall’Arabia Saudita e lo protegge dai venti infuocati del deserto Rub ‘Al Khali.
In tempi immmorabili questo territorio così diverso dall’uniformità dell’Arabia si è separato dagli altipiani iranici e ne ha conservato i suggestivi rilievi che un qualche millenario movimento geologico ha incastonato nella più arida penisola della terra dove molto più tardi ha attirato i primi insediamenti umani che vi hanno trovato vallate e pianure benedette dal passaggio dei monsoni.Tra quelle montagne che affacciano ad ovest su altipiani lambiti dal deserto e a est diradano sulla magnifica costa, oasi millenarie hanno accolto le prime tribù che hanno fondato villaggi su arcaiche piste di transumanze e commerci tra il Rub ‘Al Khali e l’Oceano Indiano e, mentre il resto dell’Arabia siede opulenta sul suo immenso giacimento di petrolio, in Oman si viaggia a ritroso nel tempo cercando biblici ritmi di vita tra le casupole immerse tra le palme o arroccate ai colli rocciosi dominati da fortificazioni che ricordano una storia di fiera indipendenza.
Più a ovest verso il deserto, dove soffia il terribile simun che arroventa la terra, i beduini continuano a vagare con greggi e cammelli sui tracciati tribali tramandati da generazioni che si perdono nella notte dei tempi, prima che ogni frontiera fosse concepita.
A sud, come un incredibile miraggio tra il deserto le montagne, si stende il Dhofar che splende fertile dopo le piogge monsoniche e ricopre questo lembo d’Arabia con distese di verde lussureggiante, piantagioni di banani, manghi, papaie, ananas e frutti tropicali, campi rigogliosi e palmeti che arrivano su immense spiagge bianchissime alternate alla costa rocciosa che si apre improvvisa in stupende insenature e calette solitarie affacciate sui riflessi di smeraldo dell’Oceano Indiano.
Dopo lo splendore dell’ “Arabia Felix” e il millenario commercio sulla leggendaria “Via dell’ Incenso”, i regni sud arabici decaddero, l’’ Oman rimase isolato e fu terra di conquista dell’impero persiano dal V secolo, poi la potente tribù araba degli Azd scacciò gli invasori e accolse l’Islam fondando uno stato teocratico guidato dall’autorità religiosa Imam che sopravvisse per nove secoli fino all’arrivo dei portoghesi, ancora un secolo di dominio, poi anche gli europei furono scacciati nel 1648 dalla dinastia Banu Ya’rub.
Il secolo successivo vi fu una nuova invasione persiana che venne combattuta vittoriosamente dalla dinastia degli Abu Sa’id e l’Oman estese il suo territorio dalla Costa dei Pirati allo Yemen, conquistando anche l’isola di Zanzibar. Il regno degli Abu Sa’id fu diviso dai discendenti di Sa’id il Grande tra Zanzibar e l’Oman che divenne protettorato bitannico alla fine del secolo scorso. Nel 1913 la regione di Nizwa vide la nascita di un nuovo stato teocratico guidato da un Iman che si separò dal sultanato di Muscat e riconquistato solo nel 1955 con l’appoggio della Gran Bretagna, ma per tutto questo lungo periodo l’Oman rimase isolato dal resto del mondo, sconvolto dalla guerriglia nel Dhofar.
Nel 1970 prese il potere il Sultano Qabus che aprì progressivamente il paese alla modernizzazione con grandi investimenti favoriti dai giacimenti petroliferi, ma solo recentemente l’Oman ha scoperto che può essere una nuova e affascinante destinazione per appassionati viaggiatori e noi con lui.
Reportages:
Asia ovest
La via dell’incenso
Foto reportages:
Scritto da Paolo del Papa
30-08-2006
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