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Massicci rilievi montuosi coperti da una jungla impenetrabile dove serpeggiano fiumi che improvvissamente scorrono in rapide violente, piante ed animali unici al mondo, tribù bellicose e temibili cacciatori di teste. ![]()
Diviso tra il Kalimantan indonesiano a sud e le regioni malesi del Sarawak e Sabah a nord, tra le quali sorge il minuscolo sultanato del Brunei, lungo le coste settentrionali passava una delle rotte orientali della Via delle Spezie seguita da secoli dai navigatori e mercanti indiani, giavanesi, cinesi e arabi, nel tredicesimo vi fu creato il fiorente sultanato islamico del Brunei.
Trecento anni più tardi cominciò a ricevere i vascelli portoghesi ,seguiti poi da spagnoli, olandesi ed inglesi che si succedettero nel dominio delle antiche rotte commerciali e nella colonizzazione dell’Asia.Sbarcando lungo i fiumi e lontano dal fragore delle rapide,si “sente”la foresta con i canti degli uccelli delle specie più diverse che si confondono e si sovrappongono a quello, sordo e ritmato come una trombetta, del calao sacro ai dayak, le scimmie si muovono quasi invisibili tra i rami più alti e fittissimi, gibboni, macachi, “simango”, i cui calcoli biliari sono richiestissimi dai farmacisti cinesi ed oggetto di caccia spietata, l’ uomo della foresta orang outan, possente e dolce come un uomo coperto di lunghi peli.
Un’ immensa foresta che genera le forme più strane, naturale sede di spiriti ed entità sovrannaturali per le tribù Dayak dell’interno, giunte in Borneo da Sumatra in epoche remote, una parte stabilendosi sulle coste settentrionali, gli sono penetrati nell’interno insediandosi lungo i fiumi del Sarawak e Kalimantan,ai quali appartengono gli Iban del Sarawak e tutto il Borneo centro settentrionale e i Murut, diffusi nel Kalimantan indonesiano.
I più antichi abitanti del Borneo sono i “paleomalesi” Punan e Butikan, spinti nelle zone più interne dai più evoluti dayak e Iban, dove convivono con cacciatori nomadi Butik e Olo-Or, nel Sabah si trovano i Badjo e gli Illanum provenienti dalle Filippine.La costa orientale è abitata dalle tribù Suli, Manum e Budji, nell’interno della regione occidentale e del Sarawak si stende un immenso territorio occupato dai Kenyah, Mandang e Kayan, nell’area sud orientale indonesiana sono diffuse le tribù Seputan, Kutei e Pnohing, quella occidentale è abitata dai Sekadau, Landok, Sanggau e Rupu, più all’interno i cacciatori Ulu-Ayer e Ot-Danum.
Il villaggio è un’unica grande capanna su palafitte che può raggiungere la lunghezza di diverse centinaia di metri e divisa in varie stanze” bilek”, ognuna delle quali abitata da una famiglia,affacciate su un lunghissimo corridoio interno “ruai” dove si svolgono tutti gli eventi collettivi, le cerimonie e la vita in comune, all’esterno vi è una lunga terrazza parallela.
I visitatori vengono accolti da danze accompagnate da grandi xilofoni, la più suggestiva è la danza dei guerrieri il cui ritmo provoca una specie di trance fino a mimare lo scontro e il taglio della testa al culmine della cerimonia. Nel periodo della caccia alle teste il rito durava tutta la notte e i guerrieri si preparavano alla spedizione esaltandosi e ricevendo dagli spiriti la forza per il combattimento.Un tempo i dayak erano temibili guerrieri e prima di ogni spedizione gli sciamani eseguivano le pratiche magiche degli antenati per ingraziarsi gli spiriti interpretandone i misteriosi auspici, mentre la tribù eseguiva le cerimonie e i guerrieri si esaltavano nella danza, all’alba partivano sulle piroghe da guerra decorati con copricapi piumati, corpetti di pelle e scudi dai disegni geometrici raffiguranti gli spiriti,armati di lance e i lunghi coltelli decorati.
Tra gli antichi riti che rimangono tra gran parte delle tribù del Borneo, il più importante è quello degli antenati e dei defunti che riunisce in periodi stabiliti tutti i capivillaggio di una tribù, preceduto dalla preparazione di cibi che vengono disposti in ciotole, poi il capo “Tuak Rumah” sacrifica delle galline facendone sgorgare il sangue per versarlo su pavimento in onore del potente dio della guerra.
I capi mangiano i cibi consacrati e ne distribuiscono piccole porzioni a tutti i presenti, procedono in processione nella casa lunga e depositano il cibo rimasto nelle ceste delle offerte situate accanto ai grappoli di teste tagliate, poi iniziano le danze dei guerrieri che ricordano le gesta degli antenati e dei defunti e onorano gli spiriti della guerra, attirando “l’energia vitale” dei vivi e dei morti affinchè la comunità prosperi. Le tribù del Sarawak e il Kalimantan dedicano molto tempo al tatuaggio che ha importanti funzioni magiche, protegge in battaglia, dalle insidie della jungla e dagli animali feroci, vengono fatti su tutto il corpo con disegni geometrici e figure stilizzate dal preciso significato, i guerrieri e i cacciatori più abili ne hanno sulla schiena, ma solo coloro che hanno tagliato teste possono averne sulle mani, ogni segno rappresenta una testa e tra i più anziani se ne contano a decine.
I vecchi guerrieri dai corpi tatuati e le mani piene di piccoli e sinistri disegni geometrici amano bere e fumare sulla ruai e, come tutti gli anziani, raccontare dei tempi andati, parlare di caccia, di cerimonie, di vecchie battaglie, di teste tagliate…
Reportages Asia orientale
La via delle spezie
Foto reportages:
Scritto da Paolo del Papa
30-08-2006
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