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“….Furono più di cinquemila gli indios morti quel giorno, tra i quali tremilacinquecento per ferite da armi. Tra la folla c’erano poi vecchi inermi, donne e bambini; giacchè un’enorme quantità di gente di ogni età e sesso era venuta per ascoltare e festeggiare coloro che consideravano dei….”.
Così Garcilaso de La Vega,nella sua Historia general del Perù, escrive il primo massacro compiuto dai conquistadores spagnoli in Perù con cui catturarono l’ Inca Atahualpa, segnando la fine del Tahuantinsuyu, uno dei più vasti imperi della storia che si estendeva dalla Colombia al Cile, il desertico litorale pacifico, la cordigliera delle Ande e i margini occidentali della foresta amazzonica.
Un territorio con milioni di abitanti organizzati in comunità socio-economiche, gli “ayllus”, ognuno dei quali comprendeva clan e famiglie con la propietà comunitaria della terra, il cui equilibrio fu spazzato via da un pugno di avventurieri.
Ogni ayullu era diretto a un capo “mallcu” e da un consiglio degli anziani; diversi ayllu formavano un distretto, più distretti un territorio, più territori un “suyu”,uno dei quattro “Cantoni del Mondo”, governato dall’”Adu”, ma sopra tutti era l’Inca, rappresentante in terra del Dio Sole Inti che regnava dal centro dell’impero nell’ “Ombelico del Mondo” Qsqo.
Era la capitale dal cui grande Tempio del Sole, il Korikancha, partivano le quattro vie orientate verso i “suyu”: Chinchasuyu, Contisuyu, Collasuyu e Antsuyu, con le quali gli Incas avevano creato uno dei più vasti sistemi di comunicazione della storia che dalla Colombia e l’Ecuador permetteva di raggiungere l’estensione meridionale delle Ande in Cile e in Argentina e che costituì la via della violenta conquista spagnola, dei conquistadores e gli avventurieri alla ricerca del leggendario “Eldorado”.
Durante il primo periodo dell’invasione spagnola si diffuse una leggenda secondo la quale gli Incas avrebbero costruito delle città ricchissime nelle zone più inaccessibili della “selva alta” amazzonica e delle Ande.
Si scatenò la cupidigia dei conquistadores attraverso l’ immenso territorio dell’impero incaico sulle antiche vie di comunicazione e aprendone di nuove per penetrare nelle zone più remote alla ricerca delle favolose città nascoste.Diverse scoperte archeologiche, come la “Ciudad Perdida” dei Tairona in Colombia, Tingo Kuelap in Perù e alcune rovine di centri urbani in Ecuador, Bolivia e Argentina hanno ridato vita all’antica leggenda e al mito di “Paititi”, la misteriosa città costruita dagli Incas per sfuggire ai conquistadores dopo la rovinosa caduta del loro impero.![]()
Tra storia, leggenda e avventura il reportage percorre gli itinerari degli avventurieri che cercarono a lungo tesori nascosti, ma che aprirono le vie anche a studiosi, archeologhi e viaggiatori sulle antiche strade imperiali e le nuove vie tra le Ande e l’ Amazzonia, dalla Colombia alla Patagonia, tra ambienti grandiosi, rovine di città perdute, villaggi dimenticati.
Soprattutto, la cultura delle comunità indios sopravvissute che hanno conservato tradizioni che affondano nel mito.
Foto reportages:
Scritto da Paolo del Papa
29-08-2006
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