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La leggenda ce l’ha consegnato come una sterminata distesa di sabbia disseminata da oasi e attraversata da lunghe carovane che procedono lente tra le dune, ma il più vasto deserto del mondo lungo il tropico del Cancro dall’Atlantico al Mar Rosso, è molto più vario e spettacolare e non vi è termine per definirlo se non quello arabo di Sahara ,uno sterminato e indescrivibile “Vuoto”.![]()
Le vaste regioni sabbiose erg si stendono come mari di dune ondulate incessantemente modellate dai venti, ma coprono solo un quinto del deserto, il resto è occupato dalle sconfinate pianure pietrose dei regs,le lunghe depressioni degli chotts e sebkhas che a volte ricevono le acque delle scarse piogge dagli antichi letti fluviali degli ouadi e si trasformano in torrenti che si estinguono rapidamente come miraggi,così come appaiono improvvisi e imponenti i massicci montuosi degli adrar.Un tempo il più vasto deserto della terra era solcato da fiumi che alimentavano laghi e foreste popolate da animali,vallate fertili dove migrarono popoli dalle origini misteriose che fondarono l’antica civiltà neolitica sahariana e la descrissero nei loro graffiti e dipinti disseminati tra le rocce rose dal vento come libri di pietra che raccontano vita, miti e leggende di un territorio scomparso nelle profondità della storia.![]()
Per millenni migrazioni, invasioni, commerci e traffici hanno aperto e seguito vie che attraversano ogni parte del Sahara da est a ovest, da nord a sud, fino a penetrare l’immenso continente che si stende con le sue savane e foreste popolate da gruppi umani che,solo attraverso le antiche piste carovaniere del deserto, mantenevano un tenue e lontano contatto con il resto del mondo con il quale si sono reciprocamente ignorati fino ai primi viaggi di avventurieri e mercanti arabi ed europei che hanno sfidato il “vuoto” e l’ignoto cercando le vie dell’Africa tra quelle rotte che solo i discendenti degli antichi abitanti di questo immenso territorio sapevano percorrere.
Dopo di loro i misteri del Sahara si svelarono lentamente al mondo e le traversate non furono più quei temuti viaggi nell’ignoto che inquietarono i popoli del nord per millenni fino al secolo scorso, le antiche piste cominciarono ad essere ben segnalate sulle mappe e le oasi non furono più segreto gelosamente custodito dai nomadi, poi i bianchi irruppero prepotentemente con le loro invenzioni e i rombanti motori accorciarono i tempi dei lenti e silenziosi dromedari, così che chiunque può avere la sua parte di avventura nel deserto, ma nella sua immensa estensione conserva ampie zone inviolabili se non se ne seguono le piste aperte dalle carovane che, a lasciarle, ci si perde e non c’è ritorno.
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Scritto da Paolo del Papa
28-08-2006
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