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Verso la metà del II millennio a C. le potenti tribú nomadi Arya provenienti dall’ altopiano iranico irruppero nel territorio dell’India settentrionale ponendo fine alla secolare cìviltà dell’ Indo ed imponendosi nell’ intero subcontinente indiano dove originarono la grande civiltà hindù.
Occuparono anche la fascia subhimalayana organizzandosi in una società agricola e in un’ unità culturale sopravvissuta fino alla penetrazione buddista e alle popolazioni Tibetane che si insediarono nelle altre valli himalayane.
Tra i regni subhimalayani il Kashmir acquistò un ruolo determinante nei commerci tra India e Cina con la sua posizione che ne facevano ùn passaggio obbligato delle rotte carovaniere dell’ Asia Centrale verso la Valle dell’ Indo.
Nel frattempo, le tribù tibetane che tra il VI e il VII secolo si erano insediate nel Ladakh si convertirono al buddismo e nel IX secolo fiorì il regno del Ladakh che si estendeva dal passo Zoji-la ad ovest a Ruthong ad est, poi sorsero principati attorno a monasteri fortificati o cittadine quali Tingsmogang, Basgo e Shey.
Nell’ XI secolo il sovrano Lhachen Utpala riunificò il regno sotto la sua autorità, vi incorporò le regioni dello Zanskar, Kulu e Purang, sottraendo definitivamente al Kashmir il controllo di buona parte della rotta carovaniera con il Turkestan cinese, poi l’ invasione islamica travolse il regno confinante nella sua irresistibile avanzata.
Tutto il Kashmir fu convertito fino al Kargil al confine con il Ladhak la cui tenace resistenza e le difficoltà ambientali del territorio montuoso fermò l’avanzata islamíca nell’ alto Himalaya, cosi anche la Via del Kashmir tra Asia centrale, Cina ed India entrò a far parte di quell’ immenso ed articolato sistema di rotte commerciali del mondo islamico che ne fece una delle più grandi potenze economiche della storia.Nell’ VIII secolo le tribù Newar della Valle di Kathmandu fondarono il primo regno nepalese che in breve riuscì a controllare i valichi himalayani con il Tibet, favorendo l’apertura di un’ altra via carovaniera tra Cina ed India che passava per il Tibet e il Nepal in alternativa a quella che si diramava dalla Vìa della Seta aggirando l’ Hindokush e passando per il Kashmir verso la Valle dell’ Indo.
Il Nepal riuscì a resistere alle pressioni islamiche, diventando il rifugio per hindù e buddistí fuggiti dal Kashmìr e dall’ India nord occidentale; l’unica via commerciale dalla Cina all’ India non controllata dall’ Islam rimase quella delle alte piste Tibetane che permetteva di raggiungere il Nepal e da qui la Valle del Gange.
In questo periodo gran parte delle aree hindu himalayane subirono una profonda trasformazione sociale e culturale, tuttavia gli antichi centri di pellegrinaggio induisti sopravvissero anche in queste zone costituendo vere e proprie isole culturali hindu. Attorno a questi centri, tutt’ora frequentatissimi da pellegrini, sorsero agglomerati per accogliere i fedeli, recinti per il bestiame e mercati provvisori, che per secoli hanno assicurato i collegamenti tra le varie zone della regione, l’ India e il Tibet.
Súi sentieri di queste Vie dei pellegrini assieme ai fedeli viaggiavano anche merci e notizie, contrìbuendo al mantenimento dei contatti e gli scambi tra le alte valli himalayane e l’ India anche in zone culturalmente e politicamente molto diverse tra loro, in gran parte delle quali l’induismo era definitivamente decaduto.
Foto reportages:
©Paolo Del Papa
reportages e bibliografie
Scritto da Paolo del Papa
24-08-2006
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